kHealth: Un mondo dedicato alle PMI nel settore Consumer Health

Nasce il nuovo servizio di kMap dedicato al Consumer Health.

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Le piccole e medie imprese nel settore Consumer Health, spesso molto innovative e pronte al cambiamento, possono cogliere tutte le opportunità del mercato utilizzando gli strumenti corretti di pianificazione ed analisi pensati e testati sulle loro caratteristiche.

kHealth rappresenta una guida pratica per lo sviluppo di un piano commerciale a partire da una precisa definizione del valore distintivo dell’impresa e del prodotto.

Il team di kHealth oltre ad assisterti tecnicamente ed introdurti all’utilizzo dello strumento può collaborare direttamente con la tua azienda per:

• perfezionare la definizione del tuo posizionamento distintivo
• elaborare insieme a te i messaggi più efficaci e declinarli per tutti i target coinvolti
• valutare quali possono essere le scelte distributive più efficaci in rapporto alle caratteristiche ed alle risorse in campo
• aiutarti a pianificare ed eseguire il tuo piano di marketing attraverso:

– Scelta degli strumenti da attivare
– Calendarizzazione delle attività
– Forecast degli investimenti e verifica
– Tracciatura dei risultati attraverso kHealth e valutazione con il management di eventuali azioni correttive

kHealth è un team di esperti in marketing, comunicazione e social media nel settore Consumer Health e saprà assisterti per cogliere tutte le opportunità che il digital offre oggi alle PMI.

In più è stata realizzato una piattaforma digitale interamente dedicata al settore, disponibile all’indirizzo health.kmap.it.

Contatta un nostro consulente per saperne di più.
info@kmap.it

Che cosa c’entra Robert Kiyosaki con il marketing?

Forse avrai sentito parlare di Robert Kiyosaki e del concetto di “intelligenza finanziaria”: sappi che è un concetto che puoi applicare anche al marketing!
Secondo questo principio, tu puoi mettere il denaro al tuo servizio, di fatto puoi farlo “lavorare”. Secondo Kiyosaki questa è una delle differenze di fondo tra poveri e ricchi: i primi impiegano il loro tempo per guadagnare denaro per comprare cose spesso inutili, i secondi impiegano il denaro per metterlo al lavoro e crearne altro.

Come puoi applicare questo principio al marketing? Semplice, creando un ciclo virtuoso in cui il denaro lavora per generare altro denaro, in cui il marketing è un ingranaggio controllato e il risultato sono nuovi clienti e nuova generazione di reddito.

Mi spiego con un esempio. Se sai che acquisire un cliente ti costa 350 euro e che te ne genera 11mila a primo anno, cosa fai: compri la macchina nuova che ti costa 700 euro al mese o utilizzi quei soldi per generare un fatturato di 264mila euro base anno? Gli imprenditori dotati di intelligenza finanziaria -e bravi a fare marketing- aspettano un anno a cambiare macchina e intanto fanno in modo che il denaro, assieme al marketing, lavorino per loro. Gli altri, di solito alle prime armi, o poco consapevoli, -come sono stato io anni fa- prendono i primi soldi guadagnati in modo fortuito e li buttano nell’auto nuova o altre attività inutili che non generano nuovo reddito.

Con questo non voglio dire che l’imprenditore saggio non si regali qualche svago ogni tanto, ma prima si accerta di aver avviato un circolo virtuoso per far lavorare il proprio denaro, dopo “estrae” una piccola percentuale di quel flusso di denaro senza intaccare il meccanismo.

Perché un imprenditore deve capirne di marketing?

Perché oltre che occuparsi dei già tanti processi aziendali e dei propri dipendenti, dovrebbe governare lo sviluppo della strategia di marketing?

 

Il ruolo dell’imprenditore impone di conoscere ogni leva utile al business, comprese quelle relative al posizionamento sul mercato, alla natura dei diversi canali comunicativi e alla raccolta e gestione di informazioni utili.

 

La strategia; dove vuoi essere tra un anno, la scelta di cosa produrre, per chi, come… tutto questo prende forma grazie al marketing, è marketing. Appare ovvio, quindi, che un buon imprenditore non può delegare questi aspetti strategici rinunciando del tutto a mantenere il suo ruolo di guida.

Come ben sai, bisogna avere una buona pianificazione e un ottimo controllo di tutte le attività dell’impresa (compresa l’acquisizione e la gestione dei clienti!). Solamente in questo modo, si può evitare di farsi raccontare frottole da consulenti non preparati o in mala fede e di perdere, quindi, importanti occasioni di crescita.

Conoscere il mercato sul quale si opera è indispensabile, sei d’accordo?

Perché, oggi più che mai, conoscere il mercato sul quale opera la tua azienda è di fondamentale importanza?

Quali sono i trend e gli strumenti da tenere sott’occhio?

 

Di recente ci è capitato di lavorare con un’azienda di trasporti il cui General Manager lamentava un forte calo del volume d’affari; “sapete, c’è la crisi”, ci è stato detto.

Noi avevamo, prima del meeting, condotto un’analisi del mercato e allora abbiamo chiesto al cliente se era al corrente di alcuni trend. Sapeva che, sebbene il mercato nazionale abbia attraversato una lunga fase di flessione, oggi si registra una crescita per via, soprattutto, dell’aumento dell’export? Sapeva cheil numero delle immatricolazioni di veicoli pesanti è cresciuto del +30.6%?

Che fine fanno queste migliaia di nuovi camion? Facile, entrano a far parte del parco veicoli di medio-grandi gruppi che assorbono le aziende più piccole e partecipano alla spartizione di un mercato del valore annuo di 45 miliardi di euro!!!

Vi sembrano dati che descrivono un mercato in crisi? Noi siamo certi che il nostro cliente non avrà problemi a trovare delle occasioni di crescita; gli basterà conoscere il mercato, cogliere i trend e confrontarsi quotidianamente con i propri concorrenti alla ricerca di best practice da imitare.

I tre pilastri aziendali

Se prendiamo qualunque azienda del mondo e ne semplifichiamo al massimo la struttura, scopriamo che un’impresa, alla fine, è fatta di tre sole cose: persone, processi e marketing.

 

Il successo della tua impresa lo faranno sempre le persone

Persone entusiaste, talenti e una cultura del rispetto reciproco sono componenti essenziali del successo.

La cultura del tentare anche se si sbaglia, un ambiente che rinforza la cultura del gruppo e la stima tra gli individui e soprattutto, entusiasmo diffuso, sarà sempre il terreno fertile per la prosperità.

Quante aziende italiane sfruttano le opportunità offerte dalla pubblicità on line?

Quali sono i trend su scala globale e le ragioni del disallineamento delle aziende di casa nostra?

Secondo l’indagine condotta dall’Eurostat lungo l’arco del 2016 circa l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione da parte delle imprese, solamene il 18% delle aziende italiane con più di 10 dipendenti fa pubblicità su internet.

 

Il 18%; meno di un quinto!!!

In Europa, solamente le aziende portoghesi manifestano meno fiducia di noi rispetto alla pubblicità online. Mentre ben il 46% delle aziende maltesi fanno regolarmente uso di internet per veicolare i loro messaggi promozionali e non solo; dovremmo aver tutti capito, ormai, che l’online adv non è mera pubblicità ma soprattutto metodo per la creazione di lead (potenziali clienti ben profilati che esprimono interesse verso i nostri prodotti/servizi) con i quali ingaggiare un percorso incentrato sul trasferimento di conoscenza (non solo del brand) e sulla sempre crescente offerta di valore a loro favore.